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Per essere mercati (marchiati a fuoco) gli animali erano condotti in un recinto e da qui ogni singolo capo era sbrancato (separato dal resto del gruppo) e indirizzato verso il tondino (recinto circolare).
Nel tondino generalmente entrano tre uomini, mentre, nel frattempo, sono messi a riscaldare sul fuoco i marchi da apporre (uno per l'anno di nascita, uno per il numero progressivo dell'animale e uno con il simbolo dell'allevamento di appartenenza).
Il vitello maremmano a un anno di vita è già sviluppato, agile e forte per la vita libera che ha condotto. Dentro il tondino è molto nervoso sia perché è stato separato dal resto del gruppo sia per la presenza dell'uomo, quindi atterrarlo e impastoiarlo sarà |
un'operazione tutt'altro che semplice e che può essere fatta in due modi con la lacciaia o a lotta.
La lacciaia è una corda lunga 10/12 metri che ha a un capo un anello di ferro dove si fa passare il capo opposto per formare il cappio da lanciare sulle corna del vitello. Al centro del tondino è posto un palo che si chiama giudice; chi lancia la lacciaia si pone con le spalle vicino al giudice mentre un compagno fa girare il vitello nel tondino in senso orario in modo che la lacciaia arrivi sull'animale dal davanti (i puledri sono invece fatti girare in senso antiorario), una volta catturato la lacciaia viene velocemente avvolta allo steccato in modo da impedire la libertà di movimento al vitello, a questo punto si può agire in due modi: atterrarlo con le pastorelle oppure a lotta.
Se per atterrarlo si usano le pastorelle uno dei butteri afferra il vitello per la coda mentre gli altri due passano velocemente le pastorelle intorno alle zampe, simultaneamente, aiutati da altri due butteri che si sono aggiunti ai primi, sono tirate sia la pastorella che imprigiona le zampe anteriori sia la pastorella che immobilizza le zampe posteriori, in modo da far coricare sul lato sinistro l'animale; una volta immobilizzato lo si può marchiare.
Se, invece, si decide di atterrarlo a lotta un buttero si porta alla coda del vitello e cerca di tenerlo fermo mentre un altro si avvicina alla testa e afferrandolo per il muso e per le corna gli gira la testa per sbilanciarlo dopodiché i due butteri tirano il vitello verso sinistra atterrandolo. Una volta a terra gli altri due butteri procedono alla legatura delle zampe, fase anche questa molto delicata che è fatta con l'ausilio di un bastone chiamato uncino e si procede quindi con la mercatura.
Con il metodo di cattura a lotta, invece, due uomini si dispongono lungo la recinzione del tondino e un terzo, munito di uncino, spinge il vitello in senso orario in modo di stancarlo e calmarlo. Quando lo riterranno giusto i due uomini allo steccato afferreranno il vitello uno per la coda, in modo da rallentarne la corsa, e l'altro per la testa, quindi, una volta fermato, in sincronia i due butteri atterrano il vitello, mentre il buttero che prima lo spingeva, con una corda gli legherà le zampe immobilizzandolo.
La merca rappresentava per l'azienda un momento di festa e per il proprietario era anche momento di orgoglio, poteva, infatti, mostrare quanto belli erano i suoi vitelli e quanto bravi erano i suoi butteri anche se difficilmente (seppur sempre di modesta entità) per loro il lavoro si chiudeva senza incidenti; da qui il detto "chi va alla merca e non è mercato, alla merca non è stato". |