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Oltre la cultura dotta di Dante, anche la cultura popolare, attraverso la musica, ha fatto un ritratto della Maremma della malaria, del lavoro stagionale mal pagato, degli stenti e delle sofferenze che caratterizzavano la vita in queste terre fino a non moltissimo tempo fa.
Ecco così le strofe di "Maremma Amara", cantate lentamente, così come tutto era lento in Maremma: lenta o ferma l'acqua, con le sue zanzare anofele; lento il progresso sociale; lenta la lotta contro il brigantaggio e quella contro l'analfabetismo.

In queste semplici e disperate strofe si rivela l'immagine storica di questa terra; un groviglio di speranza e di mestizia, di temerarietà nella ricerca di una nuova terra e lo sgomento per un destino spesso avverso.

"Tutti mi dicon Maremma, Maremma.
ma a me mi pare una Maremma amara
l'uccello che ci va perde la penna
io c'ho perduto una persona cara.

Sia maledetta Maremma Maremma
sia maledetta Maremma e chi l'ama.

Sempre mi trema il cuor
quando ci vai
perché ho paura che
non torni mai.

Sia maledetta Maremma Maremma
sia maledetta Maremma e chi l'ama.

Quando ti dei l'addio in fondo le scale
il cor mi diventò come di cera
il cor mi diventò come di cera
quando ripenso alla partenza amara.

Sia maledetta Maremma Maremma
sia maledetta Maremma e chi l'ama.

Chi va in Maremma e lassa l'acqua bona
perde la dama e mai più la ritrova
chi va in Maremma e lassa la montagna
perde la dama e altro non guadagna.

Sia maledetta Maremma
sia maledetta Maremma e chi l'ama."

 
 
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