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La parola "buttero" deriva dal greco "botér" che significa "mandriano". Fino a non molto tempo fa il buttero è stato una figura insostituibile in Maremma; quando questa era ancora suddivisa in latifondi, egli aveva il compito di domare e controllare il bestiame che viveva allo stato brado: la bianca vacca maremmana dalle lunghe corna a forma di lira e il robusto e ombroso cavallo maremmano.
La figura del buttero, oggi quasi scomparsa dalla realtà lavorativa della Maremma, personaggio dall'alone eroico e custode dei millenari segreti del mestiere, è mantenuta in vita da alcune associazioni che ne mantengono viva sia la memoria sia le tradizioni. Essere e "sentirsi" buttero era, ed è, una filosofia di vita: si lavora nella natura, a diretto contatto con gli animali, molte ore in sella con qualsiasi condizione atmosferica.
 
La leggenda: Si narra che nel 1890 Buffalo Bill si trovasse con i suoi cow-boy in tournée in Italia e che il Conte Caetani di Sermoneta, vistolo in uno show, avesse l'idea di organizzare una gara tra i cow-boy americani e i butteri. Nella singolare tenzone i butteri maremmani dovevano riuscire a domare i cavalli dei cow-boy americani e viceversa; al vincitore sarebbero andate in premio mille lire (oggi circa cinquemila euro) più l'incasso dello show. Nessuno però pensò a stabilire i termini di gara, quindi non ci furono né vinti né vincitori, anzi, Buffalo Bill scappò con tutti i soldi dicendo, addirittura, di essere stato truffato.
E' da quel giorno che i butteri maremmani hanno fama di essere i migliori nella doma dei cavalli selvaggi.
 
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